Sono Mattia, studente di 23 anni di comunicazione politica e istituzionale a Perugia.
Sono un Aquilano. Fiero di esserlo, la maggior parte delle volte. Amo davvero la mia città. Credo sia bellissima, piena di storia e di fascino. Credo, d’altronde, che la gente che la vive tutti i giorni non la meriti. E’ una città con potenzialità incredibili per quel che riguarda la cultura, l’università e il turismo. Ma la maggior parte degli aquilani e della propria classe dirigente si prefigge il perenne bieco obbiettivo dell’ Immota Manet.
Penso di essere una persona solare ma abbastanza consapevole e coscienziosa da diventare spesso pessimista. Ritengo condannabile ogni sfruttamento dell’uomo sull’uomo in tutto il mondo. Non è utopia e bisogna diffidare sempre da chi, consapevolmente, addita l’antimperialismo come mera datata retorica priva di significato in questi tempi moderni. Chi dice così ha paura ed è in malafede, o più semplicemente è ignorante. La lotta contro ogni tipo di alienazione fisica, culturale, politica, economica e cognitiva è la sfida sociale del ventunesimo secolo e rappresenta l’unica nostra speranza di lotta.
Sono un tipo istintivo. Ho una ragazza stupenda che caccia da me, talvolta, il mio lato riflessivo. La ammiro profondamente per questo e non solo. I miei interessi, oltre ai citati, sono diversi: i miei amici innanzittutto, con cui discuto e rido, mi colorano la vita; buona musica, che spazia dai Pink Floyd, Chao, Hendrix fino ad arrivare all’immenso Gaber; amo la birra bionda e del buon rum; come tutti i buoni aquilani mi appassiona lo spirito combattivo e resistenziale del rugby; mi piacciono Sean Penn e Inarritu. Non mi piace tutto ciò che viene fatto con l’esclusivo scopo di vendere, ma i beni diventano sempre merce e la merce si trasforma costantemente in alienazione, distrazione. Sarà il mio spirito e la mia formazione altamente anticapitalista che me lo suggerisce. Molti mi dicono che con l’età cambierò, darò ragione ai miei detrattori, io spero che si sbaglino. Nel frattempo vivo.
Mi interesso di politica, perchè credo che la politica sia come l’aria che respiriamo, indispensabile. In Italia oggi essa non esiste, perciò siamo un popolo sempre più agonizzante e asfissiato. Ma senza politica non possiamo vivere. Ogni movimento, anche il più banale e quotidiano, è dovuto e causato da essa. Odio chi ignora quello che abbiamo intorno. Sono intollerante verso chi fa finta di non vedere e gira comodamente lo sguardo. Ammiro le persone che, anche nelle piccole lotte quotidiane, credono e contribuiscono a mondi migliori.
Credo che la solita critica e opinione sulla rete sia utile sì, ma fino a un certo punto. In epoca di alto digital divide, occorre informare la gente fuori dalla rete. Per questo faccio parte di un movimento di cui però non intendo accennare in questa sede. La curiosità è lo strumento più incisivo della conocenza, che può avvenire solo dopo essersi incuriositi e profondamente informati. Questo blog non vuole essere un mero diario dove raccontare le mie passioni e la mia vita quotidiana. Vuole più che altro essere un utile strumento “di vetrina” di ciò che succede nel continente latinoamericano, in Italia e nel mondo. Ma non sono così rigido, esso evolverà nel tempo.
Il mio interesse maggiore si focalizza soprattutto sugli assetti geopolitici, ma anche culturali, del Latinoamerica. Abya Yala, appunto. Come da sempre la chiamano i nativi. Credo che farebbe bene un giorno, o forse un mese, della memoria per il genocidio delle popolazioni native nel continente centro e sudamericano. E invece viene celebrato in pompa magna il Columbus Day. E’ un mondo che va alla rovescia. Un mondo dove la borsa brucia in un solo giorno l’equivalente del Pil annuo dell’intero continente africano.
E’ un mondo che va alla rovescia.
O forse sono solo io in contromano.